Trentatre trentini

L’incontro di Archivistica Attiva di Trento ha confermato se ce ne fosse stato bisogno che l’archivistica è piccola e plurale sotto ogni punto di vista e che ne esistono almeno, appunto, trentatre percezioni e altrettante interpretazioni. La matassa è aggrovigliata dal punto di vista metodologico, da quello dell’approccio istituzionale e ancora di più sotto il profilo professionale. Per non parlare di quello emotivo che pure gioca un ruolo non indifferente in una professione che, quasi sempre, si fa come è stato detto giustamente “per passione”. E’incredibile quanto possa essere frastagliata una cosa piccola come l’archivistica. Che poi l’archivistica è piccola ma gli archivi sono immensi, molto più grandi dell’archivistica. Forse il dato di debolezza congenita che accompagna la disciplina nei suoi rapporti con l’esterno nasce proprio qui nella sua simpatica, scomposta anarchia. O forse, soprattutto nel presente, nella incapacità di dar volto e spessore a una questione archivistica di cui lo sfrangiamento è dimostrazione palpabile. E’emerso anche ieri come nell’approccio istituzionale di cui la erigenda Scuola del Patrimonio è l’ultima pirotecnica fuga in avanti vada alla fine tutto bene. Un concorsone qua, un taglietto là, un refresh ai percorsi formativi sopra, un sistema informativo nuovo ogn tanto, l’importante è non affrontare la questione nella sua cinica serietà. Su un altro fronte emerge un mondo di professionisti vessati, sfruttati, non riconosciuti nelle loro competenze. Risultato di una committenza ignorante e anche poco educata a rispondere agli obblighi legali di tenuta degli archivi. Un bel problema per le associazioni professionali quello di tentare di difendere i loro affiliati. Poi c’è una università incerta. Qualcuno non vuole che si dica che l’archivistica accademica è sull’orlo del collasso, ma dati alla mano, sembra difficile vederla diversamente. E non è nemmeno un problema di numeri. Ma di ruolo e di obiettivi. Fare ricerca o fare formazione professionale? Tentare di governare il presente o continuare ad assecondare il passato? Anche da qui passa la questione, politica, dell’archivistica.

A che serve in questo scenario Archivistica Attiva? Anche questo lo abbiamo visto ieri. A tirare fuori problemi lontano da condizionamenti di schieramento (qui ci si schiera, ma non si paga dazio), a mettere in contatto persone, a contaminare la disciplina. Ecco noi abbiamo un disperato bisogno di ascoltare altre voci, uscire dai nostri paradigmi, liberarci da verità calate dall’alto. Di sostenerci, ognuno compatibilmente con il suo ruolo e le sue responsabilità. Sì soprattutto di sostenerci.

 

 

 

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Una risposta

  1. 24 Marzo 2018

    […] Dalla fondazione del gruppo, nel luglio 2017 abbiamo già raccolto l’adesione di circa 1000 persone, ma c’è ancora poca partecipazione al dibattito. Il nostro obiettivo principale è quello di stimolare il cambiamento di uno ‘stato d’animo’ nelle persone che fanno questo mestiere, attraverso la discussione, soprattutto in quelle che lo fanno dall’esterno delle istituzioni. Vorremmo sollecitare tutti a (ri)mettersi in gioco. Per questo si è pensato di portare la discussione anche fuori dal web, e lo abbiamo fatto a Torino e a Trento. […]

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