Mille e non più mille

Cosa è vecchio e cosa è nuovo? Non è una questione di fluire del tempo, di distanza dagli avvenimenti. Il vecchio è vecchio dentro anche mentre attraversa il presente. Il vecchio ha esaurito la sua spinta propulsiva, non riesce ad immaginare un futuro diverso dal passato. Eppure, si sa, dei vecchi è l’esperienza maestra di vita, al vecchio ci si rivolge per conoscere il futuro. Non sempre è così. Non in tutti gli ambienti. Non laddove la tradizione non è un flusso lineare di informazioni, sentimenti e scommesse ma una contemplazione inevitabilmente amareggiata di ciò che è stato. Ecco c’è vecchio e vecchio. C’è il vecchio che muore annegato nei ricordi e il vecchio che bussa alle porte del presente, alle porte del nuovo. Perchè il nuovo non è il bene in sè. Il nuovo per il nuovo è una presuntuosa avventura del pensiero. Continuità, mediazione, rispetto sono le materie del nuovo, di cui il nuovo si deve nutrire. Ma a patto che il vecchio sia disposto a mettersi in gioco, uscendo da logiche di piccolo cabotaggio individuale. Chissà se è così anche per gli archivi

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