La linea sottile

C’è una linea sottile, fatta di parole, a dividere la follia dalla sedicente normalità. E tutti i pazzi del resto dicono di essere normali. La linea attraversa concetti scomodi come potere, vergogna, paura, successo, insuccesso…E’una linea tortuosa che scandisce le identità, le distribuisce, le definisce. Che si insinua nelle pieghe delle comunità facendo risuonare secche le parole che la costituiscono, dando a quelle parole finalmente significato. Anche a quelle parole mai dette ma piene di senso, di rabbia, di evidenti soluzioni ai problemi. Il ritmo aulico delle parole impilate per stanca professione, omaggio glabro al potere (s)costituito fa rimbalzare modelli stantii, si nutre di se stesso, mostro orribile e ridicolo a un tempo. Essere meccanici, filologicamente corretti non basta. Non basta occupare gli scranni se poi dagli scranni il messaggio non passa. Condividere, contaminare, scherzare, giocare. Tutti verbi che questo potere antropofago non conosce. Verbi per un nuovo potere. A patto che in molti siano disponibili a gridare che il re è nudo

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