Il ritorno di Thomas Baffo

Era passato del tempo. Anni duri a bazzicare depositi e rosicchiare piani di conservazione. Anni di protocollo e manuale di gestione. A digerire flussi documentali nelle viscere di sistemi incomprensibili. Identità, il suo grande amico Identità, più discretamente e non senza disperazione aveva aperto una copisteria “Al tweet solitario”. Sopravviveva, onta e disdoro, stampando post di Salvini e Di Maio sulle magliette per leghisti infoiati e cinquestellisti sciroccati. Sembravano pura immaginazione i bei tempi dell’assalto al Grande Castello e della ricerca incalzante della verità. Ma a Thomas non andava giù e una mattina, in un rigurgito di fascicolo, decise che si doveva fare qualcosa. Si accese una carota e si mise a riflettere. In quell’istante Identità era alle prese con una fattucchiera di Cologno Monzese che voleva una maglietta con la faccia di Salvini dentro a un cuore e sullo sfondo poltiglia di negri. Identità decise che era abbastanza. Le sputò con garbo la prese a calci e abbassò la saracinesca dopo aver appeso un cartello: “Chiuso. Per sempre”. Identità neppure fumava carote

Thomas nel frattempo si era incamminato proprio verso il grande castello. Il nuovo ordine ne aveva fatto un gigantesco parco giochi per bambini lobotomizzati e genitori peggio di loro. Così consigliavano i sondaggi. Gli occhiuti si erano riciclati in una poco credibile security e i documenti che occupavano spazio liofilizzati e parcheggiati su tempestosi cloud casarecci.

Thomas sobbalzò come solo certi dinoccolati conigli archivisti sanno sobbalzare… I cloud…quella era la nuova sfida. Violare archivisticamente i cloud e far precipitare montagne di documenti intatti e pieni di vincolo sulla città. I cinquestellisti in particolare detestavano il vincolo, ricordava loro asociazioni logiche la cui ricostruzione ne violentava le (?) intelligenze causando gravi forme di convulsione.

Poichè il fato è sempre il fato anche Identità si era avviato verso il grande castello. Così, per soffrire di più. E poichè il fato è sempre il fato naturalmente i due si incontrarono quasi subito. “Per mille finche inferocite” esclamo Thomas al cospetto del cagnesco amico di tante battaglie. “All’anima di Cencetti e delle universitas rerum” rispose il quadrupede dalle orecchie più piccole. Seguirono circa tre giorni di racconti lamentevoli fatti di archivi disperati e di mezzi di comunicazione brachilogici. Fu duro ma necessario. Alla fine stavano peggio.

Ma poichè come si sarà capito, il fato è sempre il fato, fu alla fine del terzo giorno (non vi fate illusioni, niente paranormale)comparve sulla scena anche Leggerezza, la sacra pinguina. In quegli anni lei se l’era cavata meglio, con un lavoro part time come nume tutelare di associazioni no profit. Ma di certo non poteve vedere i suoi protetti soffrire così, il mondo non poteva, non doveva, più infierire su di loro. Li salutò col suo garbo desueto e chiese di loro. Furono necessari altri tre lacrimevoli giorni. Fu duro ma necessario. Alla fine stavano peggio.

Quando tutto sembrava perduto Thomas esclamò :dobbiamo salire sul Cloud! Ora, come abbiamo detto AGID per le esigenze di Archinia non si era scomodata troppo e aveva accreditato un conservatore piuttosto scalcinato che aveva interpretato il cloud che conteneva i documenti liofilizzati come una serie di palloni aereostatici che galleggiavano sopra la città. In effetti non propriamente inespugnabili. Ma come raggiungerli e soprattutto come riportare i documenti al loro stato naturale dal momento che in archivistica non si era mai sentito parlare di documenti liofilizzati? Quale poteva essere l’arcano?

Fine primo tempo


[1] Roe op cit verificare paginab

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