La trasversalità degli archivi

La trasversalità degli archivi sta alle radici della necessità di rivederne la didattica in chiave fortemente integrata. Apertura a contenuti di altre discipline ma soprattutto a punti di vista diversi da quello archiviocentrico che contraddistingue la didattica attuale. Ricostruire il fenomeno archivistico calandolo dentro a ontologie del reale, agganciandolo cioè a reti di significati che vadano oltre la mera precettistica. Insegnare civiltà degli archivi innanzitutto. E guardare la società che gli archivi produce, non solo quelle che già li hanno prodotti. E poi l’integrazione tra chi eroga la didattica. Ad ogni angolo si insegnano pezzi di archivistica senza coordinamento. L’assenza di coordinamento è una scelta evidente a questo punto. A ben guardare e a guardare gli assetti in gioco se l’università come in parte sta facendo deve aggiornare i propri statuti disciplinari in merito, il nodo da sciogliere davvero è quello delle scuole di archivio. Cosa faranno da grandi? E soprattutto le faranno crescere? E se si aggiunge anche la scuola del patrimonio come si intende governare la filiera? E ancora come collocare l’intensa azione formativa di anai? Training on job? Mi sembra che la tendenza del modello complessivo sia esclusiva, nel senso che un soggetto più o meno subliminalmente tende a escludere l’altro. Ma al solito è una questione e non piccina di politiche culturali. Cioè fare la cosa che molti temono: sedersi a un tavolo, perché la colpa è nostra non dell’uomo nero

di Federico Valacchi

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