{"id":324,"date":"2020-12-11T14:59:51","date_gmt":"2020-12-11T13:59:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/?p=324"},"modified":"2020-12-11T14:59:51","modified_gmt":"2020-12-11T13:59:51","slug":"324-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/2020\/12\/11\/324-2\/","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><strong>Liberi professionisti, imprese e committenza: un triangolo equilatero?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-medium-font-size\"><strong>Allegra Paci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Premesse<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1995 Naipaul, premio Nobel per la letteratura, nel suo Musulmani a oltranza torna dopo circa vent&#8217;anni in quattro paesi in cui si era avuta l\u2019affermazione dell&#8217;Islam. Il suo motto era \u00abBisogna guardare dentro di noi, non cercare un nemico fuori di noi. Dobbiamo esaminare le nostre debolezze, capire chi siamo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2008: Allegra Paci pubblica su Archivi &amp; computer lo studio Figure professionali e fisionomia del mercato del lavoro in ambito archivistico<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2015 viene presentata la Rilevazione sullo stato della professione archivistica in Italia promossa da ANAI<\/p>\n\n\n\n<p>OGGI<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 questo avvicinamento blasfemo? Perch\u00e9 rifare un viaggio gi\u00e0 fatto o ripercorrere un testo gi\u00e0 scritto? Dopo dieci anni torniamo a ripercorrere la stessa ricerca cercando gli archivisti ad oltranza, utilizzando esperienze sul campo e interviste a soggetti qualificati (vedi lista dei ringraziamenti) anche per mancanza di dati aggiornati.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo intervento cercheremo di capire chi sono oggi in ambito archivistico i libero professionisti, le imprese e la loro committenza e, soprattutto, cercheremo di capire come si articola il rapporto tra i tre lati di questo triangolo<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo a vedere la base del nostro triangolo: gli archivisti libero professionisti<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2008 si era analizzata l\u2019articolazione tra archivisti con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato e gli archivisti non strutturati, i cosiddetti archivisti libero professionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2008 questa figura professionale non era gi\u00e0 cos\u00ec nuova ed analizzando il percorso storico che ha segnato la creazione del modello conservativo in Italia, emergono evidenti le ragioni che sottendono alla necessit\u00e0 di queste figure professionali: innanzitutto le difficolt\u00e0 dell\u2019amministrazione archivistica e degli archivisti di Stato a far fronte a problematiche a cui non erano adeguati per limiti formativi ma anche di dotazione organica e strumentale. Il fenomeno a cui si \u00e8 assistito a partire dagli anni \u201990 \u00e8 stato da un lato il blocco delle assunzioni e, dall\u2019altro, offerte formative variegate inserite in percorsi universitari a volte inediti. Questa nuova generazione di archivisti, spesso dotata di titoli di studio altamente qualificanti, che non ha avuto la possibilit\u00e0 di accedere a posti pubblici per il quasi totale blocco dei concorsi per la carriera archivistica, ha dovuto \u2013 e saputo \u2013 crearsi un mercato, apertosi tanto in seguito ai vuoti lasciati dagli archivisti di Stato, quanto per le nuove problematiche createsi nella gestione, sedimentazione e conservazione degli archivi digitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma gi\u00e0 nel 2008 rilevavamo Il fenomeno, dopo una fase iniziale piuttosto nebulosa, di una ulteriore ripartizione tra singoli liberi professionisti e strutture ormai ben articolate quali le cooperative o altre tipologie di imprese. A questa divisione sembrava corrispondere anche una vocazione a diverse tipologie di intervento, riconoscendo ai singoli liberi professionisti una qualche specializzazione in materia di riordino di archivi storici e alle realt\u00e0 pi\u00f9 articolate competenze maggiori sugli archivi correnti e sulla&nbsp; gestione della logistica. A completamento della analisi di allora si auspicava che i libero professionisti si aggregassero in piccole strutture per far fronte ad un mercato definito, per la sua non rispondenza a normali criteri economici, \u201cimmaturo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevamo anche visto che gli archivisti non strutturati si suddividevano in quelli con&nbsp; partita IVA e i contratti di lavoro a tempo determinato quali i co.co.pro.<\/p>\n\n\n\n<p>Vediamo nella slide i dati emersi nella Rilevazione ANAI del 2015, in cui gli archivisti non incardinati erano il 23% del totale.<\/p>\n\n\n\n<p>I co.co.pro: dal 2016 i contratti di collaborazione a progetto, che nella analisi del 2008 risultavano essere quelli pi\u00f9 rispondenti al lavoro archivistico libero professionale,non a casobattezzato da Roberto Grassi \u201clavorare per progetti\u201d, non possono pi\u00f9 essere attivati. Dalla analisi fatta allora di questa tipologia di contratto, pur fragile, era emerso che offriva invece un minimo di garanzie e tutele che lo avvicinavano a un contratto di lavoro dipendente.<\/p>\n\n\n\n<p>Le partite IVA: per i singoli, venire remunerati dietro presentazione di fattura \u00e8 tipico di quei professionisti che appartengono ad un ordine a cui spetta tutelare gli interessi dei cittadini di fronte alle prestazioni professionali dei propri iscritti. Queste prestazioni infatti, in particolare quando sono di tipo intellettuale, risultano difficilmente valutabili. L&#8217;ordine professionale quindi garantisce la qualit\u00e0 della prestazione erogata, ne definisce le <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Tariffa&amp;action=edit\">tariffe<\/a>, &nbsp;fa sottoscrivere agli iscritti un <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Codice_deontologico\">codice deontologico<\/a>, offre formazione &nbsp;e aggiornamento e, spesso, forme integrative all\u2019assistenza mutualistica pubblica attraverso proprie casse. Vediamo quindi che il legame tra la capacit\u00e0 di emettere fatture e l\u2019appartenenza ad un ordine coinvolge molti aspetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlando di archivisti in possesso di partita IVA il primo punto critico che emergeva nel 2008&nbsp; era la mancanza di un ordine&nbsp; professionale che li rappresentasse e che ne tenesse aggiornato l\u2019albo. L\u2019ANAI fece negli anni dei tentativi di supportare i professionisti, ad esempio diffondendo un tariffario che pur efficace non sembra essere stato una risposta stabile alla necessit\u00e0 per gli archivisti e i loro committenti di&nbsp; applicare e vedersi applicare&nbsp; tariffe congrue.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi si \u00e8 trovata una parziale risposta a questo problema nella adesione delle associazioni alle richieste della legge 4\/2013 che promuove l&#8217;autoregolamentazione volontaria e la qualificazione dell&#8217;attivit\u00e0 dei soggetti che esercitano professioni non organizzate in ordini o collegi, qualificazione che si basa sulla conformit\u00e0 delle attivit\u00e0 alla normativa tecnica UNI.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro punto critico delle partite IVA era il loro abuso, su cui ha agito la riforma Fornero &nbsp;regolamentandone l\u2019uso. Con il <em>jobs act<\/em> questa linea \u00e8 stata ammorbidita consentendone un maggiore utilizzo. In particolare si pu\u00f2 utilizzare quando la prestazione sia qualificata per competenze teoriche di grado elevato: sembra quindi che gli archivisti possano ben rientrarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la vera novit\u00e0 in materia di partite IVA \u00e8 rappresentata dal cosiddetto <strong><em>Jobs Act per gli autonomi<\/em><\/strong><strong>,<\/strong><strong> <\/strong><strong>il<\/strong><strong> <\/strong>collegato \u201cLavoro\u201d della Legge di Stabilit\u00e0 2016<strong>,<\/strong> che innanzitutto si rivolge a tutto il lavoro autonomo professionale, senza distinzioni tra ordinistico e non ordinistico, distinzione che rappresenta un punto dolente in diversi ambiti ma in particolare dal punto di vista contributivo: si delimitano i contorni dei nuovi co.co.co e si introducono importanti novit\u00e0 per le partite IVA, tra cui in particolare la possibilit\u00e0 di partecipare direttamente a bandi pubblici e di finanziamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo quindi dire che la base del nostro triangolo ha avuto in questi dieci anni una crescita quantomeno dal punto di vista del riconoscimento formale, crescita dovuta all\u2019impegno degli archivisti che hanno saputo fare cordata non guardando allo specifico ambito di competenza ma alla veste professionale con cui questa si esercita, come auspicato nel 2008.<\/p>\n\n\n\n<p>Andiamo ad analizzare ora il secondo lato del triangolo: la committenza<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di quanto detto fin qui cerchiamo ora di capire con quali modalit\u00e0 gli archivisti accedano al lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Indipendentemente dagli ambiti di applicazione in cui gli archivisti non strutturati si specializzano \u2013 siano essi archivi storici, contemporanei o prettamente digitali \u2013 la particolare congiuntura del settore professionale determina una casistica piuttosto varia delle modalit\u00e0 di reperimento e affidamento degli interventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le modalit\u00e0 di affidamento sono inevitabilmente collegate alla natura degli interventi tra i quali possiamo innanzitutto individuare un primo parametro dirimente, che \u00e8 quello economico: corrispondente cio\u00e8 alle risorse messe a disposizione dal committente. Parlando di appalti pubblici di consistente peso economico si entra in una tipologia di affidamento che presuppone la pubblicazione di bandi di gara e l\u2019espletamento delle relative procedure. Tali interventi coinvolgono strutture aziendali complesse e che ci sia proporzione tra valore economico del lavoro e bilancio dell\u2019impresa, lasciando poche incertezze rispetto alle modalit\u00e0 di individuazione e affidamento e avvicinando la professione archivistica alle altre realt\u00e0 imprenditoriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il discorso tende invece a complicarsi quando si passa ad analizzare gli interventi effettuati da soggetti che accedono ad incarichi singolarmente di minor peso economico: questa tipologia, che nel 2008 era decisamente pi\u00f9 consistente e diffusa sul territorio nazionale, finisce per effettuare la parte se non economicamente certo numericamente pi\u00f9 rilevante di lavoro, andando quindi a costituire&nbsp; una articolata casistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per questa tipologia di incarichi si ricorre in alcuni casi a bandi e all\u2019espletamento di gare secondo le modalit\u00e0 proprie di ciascuna tipologia di committente. Quindi in teoria nel caso di committenza pubblica obbligatoriamente tramite MEPA o altri centri di acquisto &nbsp;ma sono ancora tutt\u2019altro che rari i casi di affidamento diretto. Per l\u2019affidamento diretto ci si basa di frequente su vere e proprie \u201cliste di collocamento archivistico\u201d elaborate da soggetti \u2013 quali le Soprintendenze \u2013 che finiscono per fungere da filtro atipico e non regolamentato tra committenti e commissionari. Un\u2019altra componente critica emersa nel 2008 era la difficolt\u00e0 di incrociare la domanda con l\u2019offerta, problema&nbsp; che trae origine anche dalla mancata identificazione univoca di \u201cimpresa archivistica\u201d. Gi\u00e0 nei repertori delle Camere di Commercio, le imprese archivistiche sono collocate alla voce \u201cvarie\u201d, o confuse con imprese prettamente informatiche. Anche le ricerche di procedure di gara tramite agenzie che offrono questo tipo di servizio danno risultati spesso incerti tendendo a produrre un consistente rumore di fondo con le gare destinate agli informatici, ai servizi biblioteconomici o alla mera fornitura di attrezzature necessarie all\u2019archiviazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Stesso discorso vale per il MEPA, dove molte gare vengono inserite in categorie merceologiche totalmente non pertinenti e dove \u00e8 tutt\u2019altro che chiaro quale siano le categorie di interesse degli archivisti, \u201cspalmati\u201d tra lavori di facchinaggio e forniture di PC.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo problema non \u00e8 peculiare del settore archivistico, anche se in realt\u00e0 affini a quella all\u2019interno della quale ci muoviamo, vi erano gi\u00e0 nel 2008 alcuni strumenti di supporto, quali i servizi forniti dall\u2019AIB. ANAI si \u00e8 fatta carico del problema aprendo a cura di Lorena Stochino uno sportello bandi riservato ai soci. E\u2019 ancora molto poco ma rappresenta comunque una novit\u00e0 assoluta per la nostra associazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi anche analizzando la professione dal lato committenza torniamo a definire il &nbsp;mercato archivistico come un mercato immaturo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molto tempo \u2013 ed il fenomeno non pu\u00f2 dirsi esaurito \u2013 l\u2019affidamento degli incarichi \u00e8 stato concepito come una sorta di gesto di liberalit\u00e0 da parte dei committenti, fossero essi soggetti produttori o referenti istituzionali. Inoltre quando l\u2019affidamento era effettuato direttamente da una committenza non archivisticamente competente, questo ha nuociuto alla qualit\u00e0 degli interventi, ponendo i professionisti del settore in una posizione di debolezza che non consentiva di far pesare le proprie capacit\u00e0 progettuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava nel 2008 che proprio in questo quadro forse un soggetto meno debole come l\u2019impresa potesse contribuire a stabilire un rapporto paritetico con la committenza e a definire assetti meno aleatori e pi\u00f9 razionali nella programmazione e nella assegnazione degli interventi. Vedremo nell\u2019analisi del terzo lato del nostro triangolo le luci e le ombre della presenza delle imprese nel nostro settore<\/p>\n\n\n\n<p>il terzo lato del triangolo: le imprese<\/p>\n\n\n\n<p>La vera novit\u00e0 rispetto alla analisi del 2008 \u00e8 la presenza nel settore prettamente archivistico di imprese medio grandi non specializzate.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2008 rilevavamo le caratteristiche positive per gli archivisti nel dar vita a un\u2019impresa, innanzitutto per la capacit\u00e0 di adottare strategie di <em>marketing<\/em> proponendo attivit\u00e0 e servizi ai potenziali committenti. Per un\u2019impresa archivistica, nel caso in cui sia lei e non la committenza a proporre, risulta pi\u00f9 agevole mettere al centro dell\u2019intervento,&nbsp; sin dalla fase progettuale, le finalit\u00e0 culturali che coloro che si occupano di archivi in qualunque loro fase non possono non porsi e che spesso per la committenza, preoccupata di liberare spazi o aderire alle norme antincendio non \u00e8 una priorit\u00e0. &nbsp;Questo anche alla luce del fatto che non necessariamente un intervento archivisticamente valido risulta pi\u00f9 costoso di un intervento privo dei fondamenti propri della disciplina. Nel 2008 la programmazione e progettazione in ambito archivistico erano acquisizioni recenti che sembravano generare, specie in aree geografiche poco avvezze ad esternalizzare servizi archivistici, alcune difficolt\u00e0 nella delimitazione delle competenze: assistevamo ad esempio al fenomeno delle consulenze ufficiose delle imprese nella compilazione dei capitolati necessari per affidare servizi. Questo meccanismo da un lato consentiva all\u2019impresa di contribuire a far s\u00ec che i servizi richiesti fossero rispondenti ad un \u201cbuon fare\u201d archivistico, dall\u2019altro non le garantiva l\u2019effettivo affidamento del lavoro e, sicuramente, alterava il mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo parlato del modello lombardo che, in maniera evidente, era indirizzato ad archivisti liberi professionisti o organizzati in imprese molto specializzate di piccolissime dimensioni. La crisi economica che si \u00e8 abbattuta con particolare violenza anche sul nostro settore, dall\u2019inizio della seconda decade del 2000 ha spinto alla chiusura molte delle piccole realt\u00e0 imprenditoriali costringendo gli archivisti a tornare ad orientarsi verso l\u2019impiego pubblico o a confluire in strutture pi\u00f9 grandi. Quali vantaggi possiamo vedere nel affrontare il mercato del lavoro all\u2019interno di aziende medio\/grandi? Innanzitutto la possibilit\u00e0 di partecipare a gare consistenti che rispondono a criteri di evidenza pubblica, la possibilit\u00e0 di utilizzare la formula della trattativa privata, riuscendo a far pesare maggiormente la propria capacit\u00e0 di agire e, soprattutto, riunire soggetti con competenze diverse: team di professionisti con competenze informatiche, storiche, paleografiche, logistiche. Questo sembra poter essere una risposta all\u2019impossibilit\u00e0 sempre pi\u00f9 frequente di scomposizione degli interventi in base alle cesure tradizionali, quale quella&nbsp; del ciclo vitale e inoltre, questione oggi centrale, la possibilit\u00e0 di lavorare in team sembra costituire anche una risposta alla impossibilit\u00e0 di creare centri di formazione in grado di offrire a chi si occupa di archivi competenze professionali a tutto tondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le societ\u00e0 che hanno esteso il loro core business alla archivistica non erano e non sono quasi sempre realt\u00e0 molto specializzate. Nel caso di cooperative sociali offrono un pletora di servizi di tutti i tipi, dalle pulizie ai parcheggi. Nel settore pi\u00f9 prettamente informatico hanno importanti aree di sviluppo nella telefonia o nel hardware.<\/p>\n\n\n\n<p>Anai si era preoccupata gi\u00e0 dal 1999 dei problemi collegati all\u2019esternalizzazione dell\u2019intero sistema archivio, proponendo un codice deontologico degli <em>outsourcer<\/em> ma sostanzialmente al centro della preoccupazione della associazione vi era la sorte degli archivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto Guarasci su questo punto diceva ad Erice nel 2006 <em>In questo dibattersi da coniglio sotto i riflettori le pubbliche amministrazioni \u2013 spinte dall\u2019utenza, dalla paura delle sanzioni e \u2013 seppur raramente \u2013 dal potere politico, hanno cominciato ad adeguarsi alle prescrizioni normative scoprendo \u2013 a volte \u2013 che l\u2019innovazione imposta forse riusciva anche a migliorare qualche obsoleta procedura amministrativa. Le aziende, per necessaria efficienza operativa o fiutando il business si erano attrezzate da tempo. Non trovando risposte presso chi era deputato a darle o, addirittura ignorando che esistevano persone capaci di darle, gli utenti si sono rivolti ad una variegata congerie di soluzioni prodotte dalle realt\u00e0 imprenditoriali e, a volte, sono approdati all\u2019outsourcing dimenticando \u2013 quasi sempre \u2013 che si pu\u00f2 esternalizzare il materiale servizio ma non la funzione pubblica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma oggi la domanda \u00e8: quale sorte per gli archivisti?<\/p>\n\n\n\n<p>Anai ha aperto dall\u2019anno scorso un tavolo ai soci sostenitori, in buona parte aziende associate. Non si potrebbe iniziare a discutere proprio intorno a questo tavolo di alcune questioni che stanno mettendo a dura prova la categoria, per esempio l\u2019applicazione di contratti e conseguentemente retribuzioni di livello adeguato alla formazione e ai titoli di studio? Se abbiamo esperienza del rapporto diretto tra committenza pubblica\/archivisti \u00e8 ora di analizzare il triangolo archivisti\/imprese\/committenza. Pensare ad un approccio organico e scevro da preconcetti al problema.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un bene che le micro imprese che hanno contribuito a delineare una precisa figura professionale di archivista, ben inserito nel suo territorio \u2013 basti pensare all\u2019Emilia Romagna \u2013 spariscano?<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un bene che si facciano sempre pi\u00f9 diffusamente gare al ribasso in cui si premiano le strutture pi\u00f9 grandi e in cui la necessit\u00e0 di contenere i costi grava innanzitutto sui contratti di lavoro che si andranno ad applicare?<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 positivo che in regioni in cui non abbiamo avuto nei decenni passati lo sviluppo delle micro imprese \u2013 basti pensare a buona parte del meridione \u2013 si stia costruendo un mercato con know how maturato in altri contesti e \u201cmanovalanza\u201d archivistica locale?<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo presente che i liberi professionisti e le micro imprese non hanno tempo e risorse per fare marketing a differenza delle realt\u00e0 pi\u00f9 grandi che stanno riuscendo ad inserirsi in realt\u00e0 come quelle dei riordini di archivi storici con i cavalli di Troia della digitalizzazione o del software miracoloso?<\/p>\n\n\n\n<p>Conclusioni<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo parlato di triangolo, spingendoci nel mondo della geometria piana.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mondo di&nbsp; Flatlandia, ideato nel 1884 da &nbsp;Edwin Abbott Abbott, si parla del contatto tra un mondo bidimensionale&nbsp; e un universo tridimensionale e si analizzano le difficolt\u00e0 della visione su un unico piano, paradigma di chi non vede oltre<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOsserva quella miserabile creatura. Quel Punto \u00e8 un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso \u00e8 tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non pu\u00f2 concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, n\u00e9 larghezza, n\u00e9 altezza, poich\u00e9 non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; n\u00e9 ha un&#8217;idea della pluralit\u00e0, poich\u00e9 egli \u00e8 in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realt\u00e0 Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l&#8217;essere soddisfatti di s\u00e9 significa essere vili e ignoranti, e che \u00e8 meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.\u201c<\/p>\n\n\n\n<p>Non posso che augurarmi che noi archivisti sapremo vedere la&nbsp; trasformazione che stiamo vivendo e sapremo \u201caspirare a qualcosa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ringraziamenti<\/p>\n\n\n\n<p>Acta, associazione dei freelance <em>Dal loro sito le informazione sullo statuto del lavoro autonomo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cherchi, Augusto <em>la conferenza dei sostenitori<\/em> <em>come camera di compensazione in cui discutere il codice deontologico<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gruppo di lavoro ANAI sulla rilevazione della professione Francesca Capetta Angela Castronuovo Cristina Covizzi Pierluigi Feliciati Michela Fortin, Allegra Paci<\/p>\n\n\n\n<p>Damiani, Concetta risultati interessanti nel laboratorio napoletano di coalizione 27 febbraio ma tanta difficolt\u00e0 a identificare il ruolo&nbsp; dell&#8217;archivista<\/p>\n\n\n\n<p>La Sorda, Bruna <em>non si riesce a fare lavoro autonomo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Musci, Leonardo <em>sconfittismo sociale: archivisti bravi e buoni ma poco orientati alla libera professione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Oreffice, Susanna <em>incapacit\u00e0 di valutare in sede concorsuale il lavoro fornito dagli archivisti alle aziende private<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Valacchi, Federico <em>il mutare del rapporto tra archivisti e committenza corrisponde anche alla evoluzione degli archivi. C\u2019\u00e8 bisogno di un aggiornamento normativo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Liberi professionisti, imprese e committenza: un triangolo equilatero? 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