{"id":294,"date":"2018-12-18T22:17:36","date_gmt":"2018-12-18T21:17:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/?p=294"},"modified":"2018-12-18T22:17:36","modified_gmt":"2018-12-18T21:17:36","slug":"archivi-e-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/2018\/12\/18\/archivi-e-politica\/","title":{"rendered":"ARCHIVI E POLITICA"},"content":{"rendered":"\n<p>Anticipo una sintesi di un articolo di prossima pubblicazione, come contributo alla riflessione u un tema che reputo di vitale importanza<br><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">In conclusione possiamo dire senza dubbio, come abbiamo anticipato in apertura, che parlare di archivi e politica significa evocare una serie di scenariaffatto diversi. Si parte dal rapporto intrinseco tra complessi documentari ed esercizio del potere. Un rapporto consolidato nei secoli nella sua quasi mitologica sacralit\u00e0 e poi venuto adattandosi a nuovi modelli di organizzazione della societ\u00e0 e a nuove forme di produzione e sedimentazione degli archivi stessi, L\u2019archivio \u201ccominciamento e comando\u201d accompagna il potere politico con la forza anche fisica della sua ponderosa sedimentazione. Questo rapporto per\u00f2 si \u00e8 modificato sensibilmente nel presente, in larga misura a causa della diffusione di documenti digitali e di nuovi mezzi di produzione e diffusione dell\u2019informazione. Perde colpi il concetto fisico di sedimentazione a vantaggio di una pericolosa leggerezza, causa ed effetto della leggerezza dell\u2019azione politica stessa. Il venir meno del solido vincolo tra documenti e potere, tra giustificazione documentaria dell\u2019azione politica e realt\u00e0 porta con s\u00e9 conseguenze che non sono banalmente archivistiche. Poco importa infatti (ovvero importa molto) se gli archivi perdono spessore a vantaggio di una delocalizzazione digitale che ci impone di pensarli diversamente, stratificati, diffusi e sfuggenti. Quello che pi\u00f9 conta sono le conseguenze reali, tangibili di questo fenomeno che conducono a un\u2019inevitabile disorientamento della politica, assecondano comportamenti \u201cprecari\u201d e limitano fortemente le garanzie democratiche. L\u2019archivio certificazione del diritto sta andando in pezzi e con esso pu\u00f2 andare in pezzi anche il diritto, il concetto di diritto. Non si \u00e8 forse riflettuto abbastanza sulle conseguenze tendenzialmente perniciose di quel fenomeno complesso che va sotto il nome di dematerializzazione. La dematerializzazione, nelle sue linee essenziali, nella sua quintessenza, ha l\u2019obiettivo di reingegnerizzare i processi, cio\u00e8 le persone che all\u2019interno di quei processi agiscono. Non per fare del luddismo a buon mercato ma il passaggio \u00e8 molto delicato, e probabilmente non \u00e8 stato valutato fino in fondo nelle sue conseguenze psicologiche, culturali e amministrative. Una pubblica amministrazione dematerializzata, addirittura sbandata verso l\u2019uso di intelligenza artificiale \u00e8 una pubblica amministrazione affidabile? Sul piano dell\u2019efficienza probabilmente s\u00ec ma su quello della trasparenza \u00e8 legittimo nutrire qualche dubbio. E\u2019 la \u201cburocrazia che si viene a \u2018disegnare\u2019mediante la tecnologia\u201d<a href=\"#_ftn1\">[1]&nbsp;<\/a>Il passo dalla democrazia alla algocrazia \u00e8 breve<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. E il governo degli algoritmi, cos\u00ec come la pervasivit\u00e0 dei social nella produzione e diffusione di informazione politica, non sembra poter essere ricompreso nei canoni della democrazia. Pochi tecnocrati in possesso di macchine mirabili orientano i comportamenti e indirizzano l\u2019azione degli esecutivi. L\u2019archivio non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ma con esso traballano le democrazie. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ordine, il disordine diventa fisiologico,pericoloso complice di possenti retromarce culturali. S\u00ec, perch\u00e9 insieme alla certificazione del diritto viene meno anche la profondit\u00e0 cronologica da sempre garantita dall\u2019ordine archivistico. Il disordine, la delocalizzazione, la dispersione significano amnesia. Ci stiamo cancellando dalla storia con le nostre mani e qualcuno \u00e8 pure contento. Ecco allora che parlando di archivi e politica emergono i veri nervi scoperti di una disciplina che continua a muoversi dentro al sortilegio generato da una illusoria macchina del tempo. C\u2019\u00e8 molto bisogno di archivistica in questa congiuntura cos\u00ec delicata. Ma l\u2019archivistica deve mettersi subito a rincorrere ci\u00f2 che ci sforziamo di chiamare ancora archivi. Deve cercare, come dicevamo, alleanze che le consentano se non di dominare almeno di interpretare la realt\u00e0, in modo da poter redarre nuovi statuti epistemologici. La posta in gioco come abbiamo visto \u00e8 molto alta. Sopravvivenza della democrazia e della memoria. L\u2019archivistica non salver\u00e0 il mondo ma almeno abbia il buon gusto di salvare s\u00e9 stessa. Cos\u00ec facendo, forse, porter\u00e0 un contributo a un\u2019auspicabile inversione di tendenza, nel quadro dell\u2019ineluttabile scontro con la voracit\u00e0 assassina della tecnocrazia. Non si tratta, ovviamente,di alzare improbabili barriere ideologiche contro lo sviluppo tecnologico. Sitratta di affiancare ad esso un paio di paroline spesso dimenticate in nome della modernit\u00e0: etica e valori, per esempio.<\/p>\n\n\n\n<p>E fin qui il bisogno che la politica ha o dovrebbe avere dell\u2019archivistica. Il rapporto quasi incestuoso tra documenti e potere. Poi sull\u2019altro piatto della bilancia, come abbiamo tentato di dimostrare, c\u2019\u00e8 il bisogno che l\u2019archivistica,per essere messa in condizione di portare di nuovo il suo contributo, ha della politica. Partiamo dall\u2019assunto che la disciplina in Italia<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>\u00e8 ormai generalmente asfittica e soprattutto assiderata dal freddo del passato. Norme e prassi sono vecchie, potremmo dire pretecnologiche, gli stessi standard fanno acqua, la formazione \u00e8 ferma a regole e regolamenti che risalgono agli inizi del Novecento<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> e, pi\u00f9 in generale, gli archivi sono governati con norme della met\u00e0 del secolo scorso che necessariamente ignorano l\u2019esplosione tecnologica e le sue conseguenze epocali. Si aggiunga atutto questo la nefasta dipendenza dal ministero del passato, quel ministero dei beni culturali che proprio non riesce a interpretare la modernit\u00e0 e, per dirla tutta, si disinteressa degli archivi come sta a dimostrare la difficolt\u00e0che si incontra nell\u2019individuare una guida stabile e competente per la Direzione Generale degli Archivi. Senza dubbio la fuga dal ministero del passato sarebbe un gigantesco passo avanti verso la modernizzazione della disciplina e la sua revisione in chiave di reale supporto a una societ\u00e0 complessa che dell\u2019archivistica ha comunque bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Dove allora l\u2019archivistica ha bisogno della politica? Nel \u201cluogo in cui l\u2019ordine \u00e8dato\u201d si potrebbe rispondere archivisticamente, cio\u00e8 in sede legislativa. Riforme strutturali, studio del presente, valutazione attenta delle conseguenze del processo di dematerializzazione dovrebbero stare alla base di una nuova legge sugli archivi. La resurrezione della disciplina, che ad oggi \u00e8 sulle soglie di un sepolcro assai poco appetibile, passa da qui. A cascata si potrebbero poi risolvere i molti problemi pratici, tecnici e umani. Non va infatti ignorata la dimensione psicologica del fenomeno. A dire il vero non si colgono segnali in questo senso per\u00f2. Si continuano infatti a privilegiare aspetti congiunturali su quelli strutturali. Si mettono toppe, non si cambia la ruota. E invece la ruota va cambiata, il millennio ce lo impone. Noi da sempre studiamo l\u2019epifenomeno documentario e su esso modelliamo le nostre teorie. Cos\u00ec nasce la teoria di una disciplina ex post come l\u2019archivistica, figlia e non madre degli archivi. E allora cosa sono gli archivi(?) oggi? Come si governano? Quali strumenti teorici si devono affinare? Quali discipline concorrono a questo governo <a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>? In un processo di revisione che \u00e8 prima di tutto di ordine psicologico e culturale che muove dal desiderio, dalla convinzione e dall\u2019obbligo di giocare un ruolo in una partita che potrebbe anche essere l\u2019ultima.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre allora augurarsi che i tecnici sappiano finalmente farsi politici, sappiano intercettare l\u2019interesse della politica. Sappiano urlare il loro diritto di esercitare il proprio dovere. Fuori dai meandri di dispute tutto sommato meschine, di capelli spaccati in otto e poi lobotomizzati sui tavoli degli standard.Con la volgarit\u00e0 della politica occorre fare lobbie, guadagnare peso specifico,convinti della ineluttabilit\u00e0 di un ruolo.<\/p>\n\n\n\n<p>In\nquesto senso l\u2019archivistica ha bisogno della politica. Come di uno strumento\nche le restituisca la possibilit\u00e0 di esercitare il proprio ruolo principale.\nChe non \u00e8 quello di pettinare le bambole del passato.<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> https:\/\/nicolettaboldrini.com\/verso-un-mondo-governato-dagli-algoritmi\/<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> https:\/\/nicolettaboldrini.com\/verso-un-mondo-governato-dagli-algoritmi\/<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> A livello internazionale si coglie una maggiore sensibilit\u00e0 al mutamento. Un esempio per tutti che peraltro coinvolge anche qualche settore dell\u2019archivistica italiana \u00e8 il progetto Interpares http:\/\/www.interpares.org\/<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Basti dire che il regolamento che garantisce il funzionamento della cosiddette scuole di archivio, le Scuole di archivistica paleografia e diplomatica istituite presso alcuni archivi di Stato risale al 1911 e malgrado molti tentativi di riforma anche per l\u2019inanit\u00e0, per non dir peggio, ministeriale non lo si riesce a modificare. La stessa declaratoria dell\u2019insegnamento dell\u2019archivistica nell\u2019universit\u00e0 recita in maniera sconsolante \u2026Anche in questo caso sono in atto tentativi di riforma e anche in questo caso la resistenza culturale al cambiamento sembra avere la meglio.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> MASTER\nFGCAD<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anticipo una sintesi di un articolo di prossima pubblicazione, come contributo alla riflessione u un tema che reputo di vitale importanza In conclusione possiamo dire senza dubbio, come abbiamo anticipato in apertura, che parlare&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[68],"class_list":["post-294","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria","tag-archivi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/294","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=294"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/294\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=294"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=294"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=294"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}