{"id":209,"date":"2018-03-21T14:22:47","date_gmt":"2018-03-21T13:22:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/?p=209"},"modified":"2018-03-21T14:22:47","modified_gmt":"2018-03-21T13:22:47","slug":"condividere-gli-archivi-dai-sistemi-alle-narrazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/2018\/03\/21\/condividere-gli-archivi-dai-sistemi-alle-narrazioni\/","title":{"rendered":"Condividere gli archivi: dai sistemi alle narrazioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sintesi della relazione presentata al convegno delle Stelline del 16 marzo 2018, Milano<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><\/a><\/p>\n<p>L\u2019intervento muove dalla consolidata consapevolezza che a determinare il ruolo e perfino la forma degli archivi sono le istanze culturali. Istanze che derivano per\u00f2 da una cultura intesa nella sua accezione pi\u00f9 ampia e non solo limitata alle esigenze della ricerca storica. La comunicazione o, meglio, la condivisione dei valori \u201cpolitici\u201d, civili e culturali degli archivi diventa in questo senso un flusso biunivoco che va oltre la dimensione squisitamente tecnica, quando non tecnicistica, della descrizione archivistica. Archivisti e fruitori possono diventare protagonisti, entrambi attivi, di percorsi di trasmissione non tanto di semplice memoria, quanto, appunto, di valori.<\/p>\n<p>La comunicazione archivistica di natura istituzionale \u00e8 per\u00f2 di consueto costruzione e comunicazione di contenuti specialistici, frutto di una \u00a0descrizione di dominio, e il linguaggio archivistico \u00e8 congegnato in maniera da tale da contribuire a restituire una visione gerarchica dell\u2019universo. Una visione questa indispensabile ai fini di un\u2019organizzazione tassonomica dell\u2019informazione ma con ogni probabilit\u00e0 distante dall\u2019anima contenutistica dei fondi archivistici, che \u201cin natura\u201d sono molto meno gerarchici delle loro rappresentazioni. I grandi sistemi SAN, SIAS, SIUSA, rispecchiano gli archivisti ancora prima che gli archivi, pur tentando (sperando?) di rivolgersi a un mondo digiuno dei paradigmi archivistici. Nella realt\u00e0 essi hanno un basso tasso di inclusione e malgrado la loro innegabile importanza non riescono a penetrare nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019intero impianto descrittivo del resto mantiene il proprio punto focale in quella che potremmo definire la ricerca classica e lo sforzo di mediazione asseconda questo processo. La crisi \u2013che ci si augura congiunturale- di archivi e archivistica (crisi che si manifesta sia dal punto di vista metodologico che da quello giurdico e organizzativo) impone riflessioni pi\u00f9 approfondite sulle modalit\u00e0 e le finalit\u00e0 della comunicazione archivistica. Come gi\u00e0 detto ci\u00f2 che pi\u00f9 serve alla causa archivistica non \u00e8 tanto la capacit\u00e0 di rendere fruibili \u201cdocumenti\u201d quanto quella di veicolare e contribuire a radicare valori documentari.<\/p>\n<p>Nel panorama delle risorse che potremmo definire genericamente di comunicazione archivistica spicca il caso del complesso portale <em>Lombardia Beni Culturali, <\/em>da sempre caratterizzato da un uso integrato della descrizione. <em>\u00abLombardia Beni Culturali<\/em> \u00e8 il portale del patrimonio culturale lombardo.<br \/>\nIn esso vengono pubblicati i profili dei principali Istituti di cultura lombardi quali musei, archivi e biblioteche, i cataloghi dei patrimoni da loro conservati, le descrizioni dei beni diffusi sul territorio, complessi architettonici e emergenze urbanistiche significative, risorse storico archivistiche, percorsi tematici\u00bb. Il portale muove da un approccio fortemente descrittivo e si pone con forza il tema della integrazione delle diverse descrizioni all\u2019interno di un contesto per quanto possibile omogeneo. Siamo di fronte a un esempio interessante e importante di contaminazione descrittiva e, soprattutto, culturale e alla volont\u00e0 di declinare nella\/per la societ\u00e0 i contenuti informativi. Lo dimostrano in maniera efficace i due progetti <em>Architettura italiana del secondo Novecento<\/em> e <em>Censimento delle Architetture Italiane del Secondo Novecento.<\/em><\/p>\n<p>Ma queste considerazioni, questo bisogno di un\u2019archivistica capace di comunicare con il mondo circostante e desiderosi di raccontarsi al di fuori e al di l\u00e0 di rigidi schematismi, ci avvicinano per analogia alla <em>public history <\/em>e ci fanno parlare di un\u2019archivistica pubblica, una <em>public archival science<\/em> che sia innanzitutto narrazione e condivisione. Parafrasando, potremmo dire \u201cgli archivi per il pubblico e con il pubblico\u201d. Raccontare gli archivi, pi\u00f9 che evocare avvenimenti, significa evidenziare percorsi conservativi, portare a galla valori, spiegare cio\u00e8 i presupposti dei fatti e le ragioni dell\u2019archivio. Nello sforzo narrativo emerge la volont\u00e0 dell\u2019archivista di affermare il proprio ruolo e i propri valori pubblici ancora prima che tecnici.<\/p>\n<p>Una dimensione, insomma, sociale e attiva di questa figura professionale, aperta alle contaminazioni per quanto giustamente gelosa della propria specificit\u00e0 culturale e metodologica. L\u2019archivistica non si inventa, n\u00e9 si improvvisa e qualsiasi sforzo di comunicazione \u00e8 vano se non muove da rigorose basi scientifiche e disciplinari.<\/p>\n<p>Il rigore disciplinare in questa particolare congiuntura, caratterizzata da una profonda crisi che ci auguriamo di \u201ccrescita\u201d dell\u2019archivistica, ha bisogno di essere supportato da approcci e strumenti che tengano conto in prima battuta della scala valoriale e dell\u2019impatto per cos\u00ec dire emotivo che gli archivi possono generare. Sembra opportuno insomma affiancare ai tecnicismi un rinnovato stato d\u2019animo degli archivisti, una nuova consapevolezza della specificit\u00e0 e della centralit\u00e0 del ruolo.<\/p>\n<p>Dall\u2019insieme di questi presupposti muove Archivistica Attiva, un gruppo FB che ha trovato poi stabilit\u00e0 di contenuti in un blog, Archivisticattiva. Archivistica Attiva \u00e8 uno spazio di discussione, un punto di incontro e talvolta di scontro, una comunit\u00e0 di valori che promuove la causa di un\u2019archivistica che rifiuti di essere remissiva e lamentosa e si riappropri (o semplicemente si appropri) prima di tutto del suo ruolo sociale e politico in senso ampio.<\/p>\n<p>Sul versante della ricerca poi la recente pubblicazione del mio volumetto <em>Archivio: concetti e parole<\/em>, mira scientemente a destrutturare, quando non a dissacrare, l\u2019algido linguaggio archivistico, scomponendo un mondo piuttosto ingessato in una cascata di definizioni ai limiti dell\u2019archivisticamente corretto.<\/p>\n<p>\u00abGli archivi sono intrecci di parole. Grovigli talvolta inestricabili di parole. Parole urlate, parole sussurrate, parole nascoste. Vivono di parole gli archivi, come tutti noi. Eppure spesso chi li accudisce non sa parlare o parla una lingua incomprensibile ai pi\u00f9. E allora gli archivi e il loro fascino potente e diacronico rimangono paradossalmente ai confini della realt\u00e0, di quella stessa realt\u00e0 di cui sono figli e che contribuiscono a governare\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 quello di partire dal linguaggio di dominio e dalla conoscenza tecnica per sprigionare contenuti, valori ed emozioni.<\/p>\n<p>Sempre in questa direzione fortemente sperimentale va poi la nascente avventura di due nuovi eroi archivistici, il cane Identit\u00e0 e il coniglio Thomas Baffo<\/p>\n<p>I due, frutto della sapiente matita di Salvatore Renna, saranno a breve protagonisti di un fumetto e molto probabilmente di un cartone animato. La moltiplicazione delle forme espressive pu\u00f2 rivelarsi assolutamente decisiva nell\u2019ampliare e diversificare le possibili fasce di utenza. Identit\u00e0 e Thomas Baffo sono due eroi positivi incaricati della missione di distruggere l\u2019apparente ossimoro archivistica immaginazione. La loro prima storia, per ora solo testuale \u00e8 disponibile sul blog Archivisticattiva (<a href=\"\/archivisticattiva\/il-cane-identita-alla-scoperta-del-grande-castello\/\">\/archivisticattiva\/il-cane-identita-alla-scoperta-del-grande-castello\/<\/a>)<\/p>\n<p>In conclusione occorre ribadire come il lavoro archivistico di natura scientifica rimanga al centro di qualsiasi processo di condivisione, narrazione, comunicazione. Senza descrizione gli archivi non sono. La questione archivistica ci pone per\u00f2 di fronte all\u2019esigenza vitale di penetrare nella societ\u00e0, perch\u00e9 quella \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 di sopravvivenza. La comunicazione istituzionale non riesce per\u00f2 storicamente ad assolvere a questo compito. L\u2019archivistica \u201cnarrativa\u201d, pu\u00f2 allora diventare veicolo, oltre che di contenuti, di emozioni e valori di interesse generale, e garantire risultati insospettabili.<\/p>\n<p>\u2026 E fine della storia \u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> federico.valacchi@unimc.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sintesi della relazione presentata al convegno delle Stelline del 16 marzo 2018, Milano L\u2019intervento muove dalla consolidata consapevolezza che a determinare il ruolo e perfino la forma degli archivi sono le istanze culturali. 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