{"id":179,"date":"2018-03-02T12:09:37","date_gmt":"2018-03-02T11:09:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/?p=179"},"modified":"2018-03-02T12:09:37","modified_gmt":"2018-03-02T11:09:37","slug":"il-cane-identita-alla-scoperta-del-grande-castello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/2018\/03\/02\/il-cane-identita-alla-scoperta-del-grande-castello\/","title":{"rendered":"Il cane Identit\u00e0 alla scoperta del grande castello"},"content":{"rendered":"<p>Identit\u00e0 ha quattro zampe veloci, un muso affilato, orecchie acute e una coda breve e agitata. Secondo i canoni estetici (che nella fattispecie poi sono can\u00f2ni) non si pu\u00f2 dire bello. Piuttosto lo potremmo definire intenso. Fa una vita sregolata, dentro ai vicoli della citt\u00e0 della memoria. Una citt\u00e0 a sua volta non bella, non omogenea, fatta di strade che tornano su s\u00e9 stesse, di piazze piene di avvenimenti non raccontati, raccolti in cumuli che arrivano fino alla sommit\u00e0 di strani palazzi con finestre che guardano all\u2019interno. Le torri di Memoria sono fatte di mattoni di tempo che fluttuano in uno spazio vago e indefinito. Ci sono fontane da cui sgorgano ore nuove di zecca che subito invecchiano. E\u2019 circondata dai monti dell\u2019Oblio alti, tenebrosi e quasi invalicabili. Gli abitanti si procacciano da vivere scavando tra i mucchi di fatti alla ricerca di scoop da vendere al Grande Cugino, despota incontrastato. Si vive di fatti a Memoria, ma di fatti gi\u00e0 accaduti oppure che ancora devono accadere, \u00a0non si sa come, quando e dove. Non esiste il presente in senso stretto. Non c\u2019\u00e8 tempo per il presente l\u00ec.<\/p>\n<p>Identit\u00e0 \u00e8 specializzato nella caccia ai non detti. Cio\u00e8 a quei fatti che non essendo stati raccontati non esistono e giacciono inerti nei mucchi. I non detti sono piccole e tremolanti anime verdi con gli occhi incassati dentro corpi di lemure. Tutto oscilla a Memoria, e cos\u00ec anche i mucchi di fatti, e non sono poche le volte che Identit\u00e0 finisce incastrato sotto a cumuli di vicende. Le pi\u00f9 spigolose sono le assemblee condominiali, retaggio drammatico delle umane miserie. Identit\u00e0 ha fiuto, sa scovare fatti freschi di storia, stanare il pensiero, imbrancare come un cane da pastore greggi di dati riottosi. Ma identit\u00e0 \u00e8 un sovversivo. Non ama il Grande Cugino, non caccia per lui. Identit\u00e0 porta acqua al mulino dei conigli sapienti, setta visionaria che fa del tempo e dei suoi ghirigori la sua lotta armata. I conigli sapienti si nascondono nelle pieghe della valle del Senso dove vivono in tane sicure. Sono attenti a dettagli insignificanti, si nutrono esclusivamente di carote contestualizzate. E ruminano dati e date. Instancabili. Cos\u00ec come il Grande Cugino infesta l\u2019etere di raffinata banalit\u00e0 suadente, i conigli disseminano dubbi, raccontano storie di esseri strani, mutanti del tempo e dello spazio. E Identit\u00e0 \u00e8 il loro fornitore. Cacciatore dal fiuto indiscutibile sempre vestito di un largo gilet a toppe, Identit\u00e0 si aggira di notte per le strade di Memoria. Sa che Thomas Baffo, il capo dei conigli sapienti, predilige avanzi di fatti, particolari apparentemente insignificanti che egli sa trasformare in possibili controverit\u00e0. Stralci di parole di un notaio, confidenze di un gesuita, sussurri di rivoluzionari, ogni piccola traccia scatena l\u2019attenzione di Identit\u00e0. Lo strano cane costruisce se stesso ogni notte, indugiando dubbioso su cumuli di macerie fattuali. Il suo sogno \u00e8 quello di penetrare nel grande edificio, quello che chiamano il Palazzo dei Fatti Veri o, i pi\u00f9 raffinati, il Locus Credibilis, per carpirne e violarne i segreti. Prepara da tempo l\u2019incursione e tante volte ne ha parlato con Thomas Baffo, ansioso come lui di attingere a quella fonte inesauribile di possibili realt\u00e0. La sorveglianza per\u00f2 \u00e8 stretta. Il Grande Cugino, consapevole dell\u2019importanza del controllo del palazzo e dei suoi contenuti, ne ha affidato la custodia ai temibili occhiuti. Costoro, in spolverina, mascherina e occhiali, tutti ingobbiti dal lungo penare sulle carte, hanno costruito trincee di polvere e luoghi comuni e li hanno innalzati a difesa dei fatti che l\u2019edificio, situato su uno sperone di roccia perennemente tormentato dal tuono, gelosamente conserva. Quella degli occhiuti \u00e8 una casta tristemente famosa. Si nutrono esclusivamente di brodo di pergamena, carta macerata e, si mormora con orrore, di membra di peroniani. Dominano dall\u2019alto l\u2019edificio, o meglio il castello delle presunte verit\u00e0. Non lasciano avvicinare nessuno senza il lasciapassare del Grande Cugino, e alimentano miti nefasti per tenere lontani gli abitanti di Memoria dal luogo. Raccontano di fantasmi orribili che si agitano tra gli scaffali. Dicono trascinano rumorosamente manuali di gestione e seti di orribili metadati. Pesanti inventari, taglienti regesti, acuminati transunti sono le loro armi. Il pi\u00f9 occhiuto degli occhiuti detto il direttore presidia personalmente le stanze di accesso per evitare intrusioni.<\/p>\n<p>Sembra una situazione senza tempo immersa in un tempo circolare che non riconosce pi\u00f9 s\u00e9 stesso. E la citt\u00e0 intorno vegeta, afflitta da una grave malnutrizione informativa e da profonde crisi esistenziali.<\/p>\n<p>Ma Identit\u00e0 alla fine si decide. Affronter\u00e0 gli occhiuti. Per farlo gi\u00e0 da tempo ha iniziato un percorso iniziatico presso la locale Abbazia della Sacra Carta. Il percorso \u00e8 \u00a0volto al conseguimento del diploma di volontario esploratore, unico tipo di lavoratore che il Grande Cugino ammette nell\u2019edificio sacro, sfruttandolo a pi\u00f9 non posso. Il percorso \u00e8 difficile ma grazie ai consigli dell\u2019amico Baffo l\u2019arguto animale si \u00e8 impossessato dei saperi che consentono di interpretare gli scrigni magici. Sa ormai di paleografia dello scontrino medievale, neografia (disciplina che studia le carte geografiche dopo la caduta del muro di Berlino e la moltiplicazione delle province sarde) diplomatica applicata ai cristalli di neve, storia dei vessilli preunitari nel mezzogiorno d\u2019Italia e altre discipline di simile ordine cosmico e generale. Abbandona il suo gilet, si traveste con un completo da volontario rigorosamente OVS, impara a camminare su due zampe e si presenta al castello. L\u2019occhiuto lo squadra insospettito e sembra non cascarci. \u00a0\u201cChi saresti tu con questo muso affilato?\u201d Gli chiede. E Identit\u00e0, pronto, \u201csono un ccva (cio\u00e8 un colui che vuole aiutare).\u201d \u201cE in che cosa pensi di essere utile ?\u201d \u00a0\u201cPosso spolverare scaffali, uccidere ragni, spostare mazzi di carte, inseguire pinguini dei faldoni.<\/p>\n<p>\u201cPer entrare e essere ammesso al cospetto delle segrete cose (e l\u2019occhiuto si inchina deferente) dovrai superare il fossato del tempo volante. Te la senti? Nel fossato nuotano filze voraci e rari esemplari di Cencetti vincolatus, una universitas rerum orribile, sappilo\u201d. \u201cHo con me i miei salvacondotti\u201d disse Identit\u00e0. \u201cCi prover\u00f2\u201d. Si avvicina al fossato con volto impavido, ma temendo in cuor suo di finire sopraffatto da tutta quella dottrina. Finge di pregare non la materie ma le istituzioni, ripassa mentalmente il principio di provenienza, si specchia nelle acque e estrae dallo zaino un pacchetto. E\u2019 uno speciale volume di gomma, una rara copia gonfiabile dell\u2019inventario del Regio Archivio di Stato in Lucca. Gonfia il piccolo tomo che si fa zattera e si cala nel fossato. Immediatamente alla sua destra si erge un minaccioso Baldassarre Bonifacio, urlante. Identit\u00e0 se ne libera con una delle 1000 versioni note del codice dell\u2019amministrazione digitale che ha con s\u00e9 e si inoltra nelle acque limacciose salmodiando le regole tecniche del medesimo CAD. Non \u00e8 ancora a met\u00e0 quando dall\u2019alto del castello un occhiuto gli scaraventa contro una raffica di titolari, tra cui il letale Titulus, titolarione dei titolari. Di fronte a tanta minaccia Identit\u00e0 si vede perduto. Oscilla smarrito, indietreggia. Poi l\u2019illuminazione. \u201cOntologie\u201d, tuona con tutte le forze. C\u2019\u00e8 un rumore sinistro le tassonomie si accartocciano procedono in maniera orribile dal particolare al generale e infine scompaiono lasciandosi dietro un vago odore di albero rovesciato carbonizzato. Identit\u00e0 rincuorato procede e intravede l\u2019altra sponda ma qui gli si palesa l\u2019ostacolo pi\u00f9 imprevisto e arcigno. L\u2019intera trib\u00f9 dei sistemi informativi, guidati dal famelico SAN lo scruta minacciosa. Sono molti, selvaggi, parlano lingue incomprensibili ai pi\u00f9. Sono vestiti di cangianti gerarchie, agitano soggetti produttori come clave. Eccoli, orribili, SIAS, SIUSA, SIASFI, SIASVE, Guida dalle due teste, il fantasma dell\u2019archivio multimediale del Mediterraneo. Stavolta identit\u00e0 sembra perduto. A nulla serve evocare gli spiriti benigni del buon senso e della corretta amministrazione. Occhiuti narcisisti incitano selvaggiamente i sistemi che si impennano, si gonfiano. Poi, d\u2019improvviso, squilla un telefono. Dall\u2019altro capo del filo (l\u2019edificio non pu\u00f2 permettersi wireless) si sente una voce un po\u2019 incerta, abbastanza palesemente camuffata: \u201cSalve sono un utente, cerco contenuti, non strutture e sovrastrutture\u201d. Cade un silenzio ancestrale. SAN sbianca, sbricia nei portali tematici, balbetta metadati di scambio con i sitemi aderenti. Gli occhiuti si guardano interdetti. Poi tutti, in rotta, corrono a ripararsi nel castello. Al telefono, ovviamente, era Thomas Baffo, in uno dei suoi pi\u00f9 riusciti travestimenti, quello dell\u2019ignaro utente. Identit\u00e0 tocca trionfante l\u2019altra riva, sgonfia il Bongi lo ripone nello zaino delle avite descrizioni e si incammina verso il castello. Sulla porta, ovviamente, incontra un portiere. E chi altro?. Non \u00e8 per\u00f2 un portiere qualunque. E\u2019 stato selezionato tra quelli provenienti da Prestigiosi Istituti. Ha il giusto sussiego, la necessaria punta di disprezzo per l\u2019interlocutore, lo sguardo sprezzante verso i comuni mortali. Chiede a Identit\u00e0 di declinare le proprie generalit\u00e0 rimontando quattro generazioni, lo interroga sui gusti alimentari, lo tocca appena con la punta di un bastone e infine fa scattare il meccanismo della porta. Entrando, per poco Identit\u00e0 non sviene di colpo. Essere ammessi alla corte del tempo, vedere dal vivo il paradiso dei dati\u2026rischia di essere troppo per lui. Sulla parete campeggia un monito: Sia lode al Soggetto Produttore. Mentre ancora indugia con lo sguardo sulle navicelle leggere che trasportano e organizzano memoria da un lato all\u2019altro dell\u2019enorme stanza centrale, si sente chiamare per nome. \u201cVieni! Noi sappiamo tutto e non pensare di averci ingannato. Adesso sei qui e ci aiuterai a debellare i conigli sapienti in nome del Grande Cugino\u201d. A parlare \u00e8 un tappetto coi tacchi, gli immancabili occhiali, che mentre si sposta snocciola un rosario di sacri testi. Inutile citarli. Sono sacri mica per niente. Porta Identit\u00e0 in una stanzetta dalle cui pareti pendono anime di carta che sbucano da faldoni poderosi. \u201cDov\u2019\u00e8 Baffo? \u201c, chiede il tappetto. \u201cPerch\u00e9 si ostina a negare la sola, gerarchica, piramidale, monolitica verit\u00e0?\u201d Identit\u00e0 \u00e8 un cane di mondo, prende tempo. \u201cBel posto qui, forse vagamente ossessivo con tutte queste anime\u2026\u201dSi becca il secondo volume della guida generale di taglio in pieno stomaco. Traballa. Gli scagliano contro pure l\u2019introduzione della Guida, gravida di tempo. Identit\u00e0 resiste ripassando mentalmente gli standard da ISAD a RIC. \u201cNon vuoi collaborare? Ci pensiamo noi\u201d. L\u2019ometto batte le mani e entra un altro attempato occhiuto con delle schede in mano. Identit\u00e0 guarda meglio. Capisce di che si tratta: vincolo extraistituzionale esterno. Sbianca come possono sbiancare i cani, cio\u00e8 non sbianca, immagina di impallidire. Insomma, non importa. Ma trema impaurito. Il vecchietto inizia a parlare si avvicina lentamente all\u2019acme della tortura. Identit\u00e0 sente che sta per perdere i sensi\u2026 Il vecchietto si ferma. Identit\u00e0 respira affannato poi, in un soffio, dice\u2026 \u201cParler\u00f2. Non lo si biasimi. Nulla e nessuno pu\u00f2 resistere al vincolo extraistituzionale esterno, creatura mostruosa che attorciglia fisicamente i neuroni e ingolfa orridamente le sinapsi.<\/p>\n<p>\u201cI conigli sapienti &#8211; dice Identit\u00e0- vivono fuori dalla citt\u00e0 di Memoria, in una vallata di luce azzurrognola. Non praticano il culto del tempo, n\u00e9 quello dello spazio. Credono nella coscienza filtro di tutte le informazioni. Non c\u2019\u00e8 gerarchia descrittiva, n\u00e9 ansiosa tassonomia. La societ\u00e0 dei conigli \u00e8 una rete distesa tra le colline. Si nutrono di contesti, carote contestualizzate, e producono ogni giorno contenuti in formato aperto che regalano sui banchetti fuori dalle tane\u00a0 a chi li voglia utilizzare. Pregano la dea interoperabilit\u00e0 e credono nel futuro, che non sia schiavo del passato. Hanno sostituito da tempo i sistemi informativi con algoritmi semantici rapidi e silenziosi come la neve. Sono allergici ai beni culturali intesi come specializzazioni di domino. Una didascalia museale ne pu\u00f2 stendere tre o quattro in un colpo solo\u201d. Temono come il Demonio l\u2019ICCD.\u201d Si pente subito di quello che ha detto ma l\u2019ometto \u00e8 ancora l\u00ec, brandendo il vincolo. Poi di improvviso si ricorda che pu\u00f2 esserci una via d\u2019uscita. Una soluzione per salvare, per cos\u00ec dire, coniglio e cavoli. \u201cIo ho collaborato\u201d disse al primo occhiuto. \u201cOra che farete di me?\u201d \u00a0\u201cSemplice, sarai sciolto nel diplomatico\u201d \u2013 risponde quello impassibile- \u201cLo immaginavo &#8211; dice Identit\u00e0 , ma, vede io ho delle capacit\u00e0 particolari, forse potrei esservi utile. So muovermi a naso dentro al metodo storico, so fiutare l\u2019ordine originario. Non c\u2019\u00e8 soggetto produttore che possa sfuggirmi e mi sono alimentato a lungo con le NIERA, fino a una sorta di mitridatizzazione- proprio per questo. Ho frequentato le scuole di metodo storico canino, studiato i testi di Eugenio Canenova e Giorgio Cagnetti e il mio olfatto non mi inganna: da un semplice brandello di documento so risalire all\u2019ordine quale era\u201d. \u201cMmmhh\u201d dice l\u2019occhiuto. Dovrai dimostrarlo. Prende un frammento di bastardello solo e decontestualizzato come solo certi bastardelli sanno essere e lo porge a Identit\u00e0. Il cane lo guarda e soprattutto lo annus. Poi dice \u201cPosso muovermi?\u201d E tornato finalmente sulle pi\u00f9 comode quattro zampe schizza veloce fuori dalla stanza. Percorre col naso a terra decine distanze tappezzate di scaffali, seguito da un numero crescente di occhiuti. Ogni tanto si ferma, fiuta l\u2019aria satura di polvere ammorbante e riparte. Si ferma sulla soglia di una porta di metallo. Gli occhiuti ghignano. \u201cQuella -dice uno di loro- \u00e8 la porta che conduce negli scantinati dei senza soggetto ovvero dei casi impossibili, tutta informazione che non serve. Incurabile. Neppure ricorrendo a massicce applicazioni di iperfondo, la pozione pi\u00f9 assurda e potente di cui disponiamo\u201d. \u201cApritela\u201d dice Identit\u00e0. Sceso in cantina punta decisamente verso uno scaffale e guaisce di soddisfazione: appoggiato l\u00ec sopra stava l\u2019altro pezzo del bastardello che, ricomposto rivela il nome del notaio e, ovviamente, tutto il resto \u00e8 noia. Tutti eccitati gli occhiuti decidono che bisogna illustrare il fenomenale evento addirittura a mister MIBACT il magnate straniero che a tempo perso si occupava anche di loro, nella speranza che questa volta tra un film e un li avrebbe pressi in considerazione. Fu necessaria una lunga anticamera ma finalmente mister Mibact, che di nome faceva, ma non per molto, Dario, anzi Dary, li ricevette. Gli occhiuti magnificarono le doti del cane ma MIBACT non ne capiva l\u2019utilit\u00e0 e chiese semplicemente se sapeva digitalizzare con le orecchie, perch\u00e9 aveva una certa idea\u2026Fu a questo punto che identit\u00e0 approfittando della delusione e dell\u2019imbarazzo degli occhiuti schizz\u00f2 come un fulmine verso la finestra gonfi\u00f2 il Bongi lo scaravent\u00f2 di sotto e ci si lanci\u00f2 sopra. In quell\u2019istante passava Thomas Baffo a bordo della sua potente autovettura alimentata a LOD (da cui tessere le LOD di Baffo, dice sempre Identit\u00e0 che \u00e8 un vero burlone). I due fuggirono verso la valle dei conigli sapienti per organizzare la resistenza. Agli occhiuti rimase solo l\u2019odore di un albero rovesciato bruciato, incendiato da Baffo per ostacolare l\u2019inseguimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Identit\u00e0 ha quattro zampe veloci, un muso affilato, orecchie acute e una coda breve e agitata. 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