{"id":172,"date":"2018-02-26T22:19:17","date_gmt":"2018-02-26T21:19:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/?p=172"},"modified":"2018-02-26T22:19:17","modified_gmt":"2018-02-26T21:19:17","slug":"il-sesso-degli-angeli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/2018\/02\/26\/il-sesso-degli-angeli\/","title":{"rendered":"Il sesso degli angeli"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ordine e il disordine. Due stati apparentemente antagonisti. Dall&#8217;uno si pu\u00f2 procedere all&#8217;altro e viceversa. L&#8217;uno presuppone l&#8217;esitenza dell&#8217;altro e lo elide. Per negazione. Apparentemente. Almeno fino a quando non si applichino queste categorie a un archivio dove l&#8217;ordine e il disordine si rincorrono armonicamente, si completano fisiologicamente. L&#8217;ordine, o meglio il riordino secondo la struttura \u00e8 il nemico isituzionale del disordine archivistico. Riconduce le pecorelle smarrite dentro all&#8217;ovile costruito dal metodo, bastonando a suon di scelte forzate le pi\u00f9 riottose. Quest&#8217;ordine di maniera (non gi\u00e0 di materia, per carit\u00e0!) fa poi bella mostra di s\u00e8 sugli scaffali dell&#8217;inventario &#8220;mito tranquillizzante forse droga pesante (cit.)&#8221;. Come soldatini di piombo le rappresentazioni delle unit\u00e0 si mostrano, appunto, in bell&#8217;ordine. L&#8217;occhio non coglie le tempeste di relazioni, di contenuti, di vite, di dettagli che ognuna di quelle etichette nasconde. L&#8217;ordine nasconde il disordine. Ma il disordine \u00e8 vivo e sa gustare la sua vendetta. L&#8217;archivistica ama pascersi di miti, appunto tranquillizzanti. Si adagia sul principio di provenienza, si bea del rispecchiamento, si emoziona per gli standard. Ogni volta, poi, per bocca di questo o di quello, ma pi\u00f9 semplicemente sotto la spinta proprio del disordine e del flusso vitale che promana dagli archivi, deve ricredersi, aggiornarsi. Normale processo evolutivo direte voi. No. In archivistica c&#8217;\u00e8 sempre qualcuno che si rivolta nella tomba e qualcun altro che continua a portare fiori sulle tombe. Cos\u00ec, inevitabilmente, ci si innamora di un archivio, di un inventario, di un sistema informativo. Fino a diventarne un p\u00f2 schiavi. E l&#8217;ombellico del mondo (nel senso jovanottiano del termine) ha un nome e un cognome. A cura di.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-173 aligncenter\" src=\"\/archivisticattiva\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2018\/02\/ordine_a_opt-1-300x214.jpg\" alt=\"\" width=\"512\" height=\"365\" srcset=\"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2018\/02\/ordine_a_opt-1-300x214.jpg 300w, https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2018\/02\/ordine_a_opt-1.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/p>\n<p>Ora, non che non si debba rispettare il passato e che dal passato non si debba imparare. Ci mancherebbe altro, siamo qui per questo. Ma a leggerlo bene il grande passato archivistico ha sempre parlato di futuro. Sandri, Pavone, solo per fare due nomi. La palla di vetro per\u00f2 \u00e8 appannata. Il nostro futuro ci si sbriciola in mano nella follia (archivisticamente parlando) digitale. Si corre ai ripari come si pu\u00f2 mentre c&#8217;\u00e8 chi discetta sul sesso degli angeli. Che \u00e8 peraltro una delle mie attivit\u00e0 predilette quando non provo l&#8217;ansia archivistica per quello che ci riserva il futuro. Cio\u00e8 mai, arrivati a questo punto. E poi ci sono quelli che va tutto bene madama la marchesa. quelli che il mibact oh yeahhh, quelli che le finche oh yeahhh, quelli che \u00e8 sempre colpa degli altri oh yeahhh, quelli che gli utenti devono imparare oh yeahhh, quelli che la guida sempre e comunque oh yeahhh&#8230;quelli che il sistema informativo me lo faccio in casa oh yeahhh e mi deve assomigliare oh yeahhh, come un autoritratto descrittivo oh yeahhh<\/p>\n<p>Sia molto chiaro che sono tutti punti di vista, scherzi a parte, rispettabilissimi, sui quali per\u00f2 spero si possa almeno\u00a0 tentare di fare un p\u00f2 di umorismo per sdrammatizzare. Anche per capire sorridendo in che misura possiamo essere presenti a noi stessi, al nostro presente e al nostro futuro. Quali sono le emergenze culturali e professionali che ci assediano. Che sono peraltro evidenti. Ma soprattutto con buona pace di tanti &#8220;concretoni&#8221; che sono in giro, a questa professione sta venendo a mancare una dimensione etica, emozionale, capace di andare al di l\u00e0 del che bello che bello che bello di arboriana memoria. Una dimensione del presente, agguerrita, poco remissiva, capace di dire no a certi soprusi, a certi vizietti e a certe illusioni digitali. Ecco, l&#8217;etica del presente \u00e8 quella che dobbiamo cercare nei nostri comportamenti quotidiani di archivisti. Sul campo, in trincea, o nelle pieghe di una ricerca dedita alla disciplina e non a celebrare s\u00e8 stessa in monumentali opere appunto autocelebrative. Una ricerca che si infiltri nelle pieghe della quotidianit\u00e0, che insegua gli archivi, che faccia insomma la ricerca e abbia il fiato per dare quello sguardo sul futuro che i maestri ci hanno insegnato. Il sesso degli angeli, l&#8217;ordine e il disordine, i nostri miti morti ormai (ri-cit.), le nostre abitudini sono pezzi di vita che il futuro, sotto forma di diavolerie documentali digitali, trascina in un vortice. Nel presente si gioca la partita e nel presente eticamente dobbiamo stare. Ultima citazione &#8220;chi glielo dice a chi \u00e8 giovane adesso di quante volte si possa sbagliare&#8230;&#8221; Diciamoglielo a chi \u00e8 giovane adesso, invece, di sbagliare provando a immaginare e non di immaginare solo ci\u00f2 che \u00e8 stato. La partita \u00e8 tutta qui. Nelle mani di chi \u00e8 giovane adesso e nella sua (etica) fantasia. Oltre a miti che, appunto, sono l\u00ec solo per essere abbattuti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ordine e il disordine. Due stati apparentemente antagonisti. Dall&#8217;uno si pu\u00f2 procedere all&#8217;altro e viceversa. L&#8217;uno presuppone l&#8217;esitenza dell&#8217;altro e lo elide. Per negazione. Apparentemente. 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