{"id":158,"date":"2018-02-19T20:13:47","date_gmt":"2018-02-19T19:13:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/?p=158"},"modified":"2018-02-19T20:13:47","modified_gmt":"2018-02-19T19:13:47","slug":"buttiamola-in-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.unimc.it\/archivisticattiva\/2018\/02\/19\/buttiamola-in-politica\/","title":{"rendered":"Buttiamola in politica"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec, buttiamola in politica. Magari non nella politica belluina e vagamente retr\u00f2 nella quale siamo immersi. La politica \u00e8 connaturata agli archivi. Quella archivistica \u00e8 una dimensione politica per eccellenza. Tutti del resto siamo a conoscenza del <em>Potere degli archivi&#8230; <\/em>Gli archivi in quanto prodotto e testimonianza di attivit\u00e0 pubbliche e private ma sostanzialmente politiche sono alla base della convivenza civile e da questo discende la loro indubbia importanza&#8230; Chiacchiere. Degli archivi non importa niente a nessuno e meno che meno alla politica. Gli archivi sono fuori dai circuiti comunicativi e dai programmi elettorali. Non portano voti, solo diffuso fastidio. Per il politico medio l&#8217;archivio porta sfiga e cos\u00ec anche per l&#8217;elettore medio. Una tendenza difficile da invertire soprattutto se a rappresentare e a tutelare gli archivi a livello istituzionale \u00e8 un ministero politicamente inconsistente come quello dei beni culturali. Mentre il treno tecnologico spazza via nella sua folle corsa verso l&#8217;intelligenza artificiale anche il simulacro degli archivi e mentre la digitalizzazione ridisegna in maniera non indolore la mappa della conservazione a nessun livello si pone la questione archivistica. Eppure una questione archivistica esiste ed \u00e8 prima di tutto una questione di ordine sociale, antropologico. A poco serve ingegnarsi a tutelare il patrimonio. E ancor pi\u00f9 inutile riunirsi periodicamente in nome di una dea malandata come la memoria. Dissertare di RIC e di ontologie, di inventari e tassonomie \u00e8 ugualmente inutile se non esiste un tessuto sociale disposto ad accogliere se non queste istanze tecniche almeno i principi da cui esse muovono. La difesa degli archivi allora si esercita fuori dagli archivi. Noi dobbiamo scrivere sui forum, sui blog, sui giornali, ardire persino di adire ai sacri limenes del tubo catodico, inventarci improvvisamente simpatici. I nostri articoli sulle riviste scientifiche (ma saranno scientifiche?), anche i pi\u00f9 significativi, lasciano il tempo che trovano. Sono patrimonio di una comunit\u00e0 che condivide un destino incerto da sempre, dagli animaletti innocui e benefici di crociana memoria. C&#8217;\u00e8 una cosa, allora, che politicamente dobbiamo agli archivi: farli emergere, per il bene di tutti. Smettere di credere che sono importanti. Perch\u00e8 non lo sono in quanto non calcolati dalla societ\u00e0. Smettere di dire quanto sono belli perch\u00e8 non lo sono finch\u00e8 restano patrimonio di nicchia. Smetterla di dire che sono villipesi, perch\u00e8 \u00e8 vero&#8230;<\/p>\n<p>Difendere gli archivi deve diventare un&#8217;azione politica sorretta dalla tecnica, dalla competenza, dal disbrigo di prassi, ma coscientemente e lucidamente politica. Tocca a tutti noi uno per uno scrivere il manifesto politico degli archivi, fatto di nuove norme, di nuovi comportamenti, di nuovi statuti epistemologici, di nuove forme di comunicazione. Ma tocca soprattutto alle istituzioni, a chi ha un ruolo, la scelta di assumersi o non assumersi questa responsabilit\u00e0. Ministero, Universit\u00e0, associazioni sono chiamati a rompere l&#8217;accerchiamento, a rendere &#8220;politici&#8221; gli archivi. Chiss\u00e0 chi ci sta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec, buttiamola in politica. 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