• libro apertoCome sempre durante il periodo di lezioni è tutto soave, tranquillo… si va a lezione, si prendono appunti, il più “responsabile” si siede ai primi posti per far colpo al Professore “intellettualmente”, ponendo domande qua e là, pertinenti e non, al contrario ci sono sempre quelli delle ultime file o perché sono timidi, o perché hanno troppo sonno, o perché semplicemente non hanno trovato posti liberi in prima fila (rara possibilità)… Comunque sia tutto scorre senza problemi o agitazioni varie, quando ad un certo punto si scoprono sul sito di facoltà le “favolose” , “tremende” date degli appelli delle varie sessioni d’esame… certo, in questo momento sto generalizzando pur sapendo che non è per tutti così!
    C’è chi si agita man mano che conta i giorni rimasti tra lo studio e l’esame e chi invece è sereno perché magari ha già tutto o quasi studiato oppure la prende come una sfida e non come una tragedia!! Vi sentite più come un secchione seduto in ultima fila o un assonnato in prima fila??

    Ma soprattutto, in questo periodo di esami, andate nel pallone oppure no???

    Sono curiosa di conoscere la vostra opinione a riguardo, cari studenti di scienze politiche e non….

    Tutor Annalaura Diviccaro

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    Questo articolo è stato scritto giovedì 3 giugno 2010 alle 14:00 ed è inserito all'interno di La Facoltà: didattica e ricerca. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, oppure tramite trackback dal tuo sito.
  • 3 Commenti

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    1. Antonella Meniconi
      lug 28th

      Dalla mia recente esperienza (ritorno, con una mia amica, nelle aule dell’Università dopo i 40 anni) ho potuto constatare che “studenti” si resterà sempre, con tutte le emozioni che ne conseguono: magari l’appostamento in prima od ultima file diviene indifferente, ma la tensione particolare nell’affrontare, ad esempio, uno scritto, la solidarietà con gli altri compagni di studio…a volte l’”istinto di sopravvivenza”… restano latenti e pronti a riemergere anche nell’adulto studente! D’altro lato subentra maggior decisione, coscienza del valore di ciò che si sta facendo (sicuramente in misura più forte, nel mio caso, rispetto all’epoca del Liceo) e capacità di rapportarsi all’altro (il Docente). Ma il tutto, come a qualsiasi età e per qualunque cosa, solo se sostenuto da una forte motivazione ed interesse (oserei dire passione) verso ciò che si sta affrontando. Inoltre, non meno importante, ogni traguardo raggiunto può divenire un beneficio anche per l’autostima…

    2. Annalaura
      ago 21st

      Effettivamente la sensazione di agitazione, la tensione, non ci abbandonano mai nel corso della vita. Con il passare del tempo cambia il modo con cui affrontiamo tale tensione e, come scrivi tu, cambia la capacità di rapportarci nei confronti del docente. Anche io penso sia fondamentale la passione che c’è dietro, importante per stimolarci e ottenere sempre ottimi risultati. Purtroppo io sono ancora nella fase in cui la tensione mi gioca brutti scherzi… anche se con l’esperienza che si acquisisce man mano, si impara a gestirla in modo positivo!

    3. odesio
      set 16th

      Non posso far altro che confermare, infatti dopo aver conseguito la laurea triennale in scienze politiche o proseguito con la l.spec. in altro ateneo e al 35° esame soffro ancora della stessa tensione pre interrogatorio ( ho sempre chiamato così gli esami). In effetti condivido anche il diverso rapporto verso il docente, comunque al di là dei primi esami per me è stata sempre una sfida, convinto o “illuso” che ho fatto il possibile per studiare la materia, nei momenti che precedono la chiamata e soprattutto durante i passi verso il Professore mi sono sempre ripetuto tra me e me che non poteva esserci una domanda che non sapevo e ancor’oggi è così e fortunatamente è andata sempre bene.

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