la leggenda di Genoveffa

La Leggenda di Genoveffa, tema centrale negli affreschi di Palazzo Nero a Coredo, ebbe molto successo nelle rappresentazioni teatrali delle province trentine nel corso del medioevo.
La grande diffusione della leggenda si deve alle traduzioni dei poeti tedeschi del tempo ispirati dal racconto di Iacopo da Varazze nella sua Legenda Aurea: la storia principia con il matrimonio tra il conte Sigfrido e Genoveffa, figlia del duca di Brabante; costretto a lasciare la sposa per raggiungere Carlo Magno nella lotta contro i Saraceni, Sigfrido affida Genoveffa alle cure di Golo, primo ministro e consigliere del conte. Golo è tuttavia innamorato della fanciulla, la quale non ricambia il suo amore. Per vendetta il perfido consigliere accusa di adulterio Genoveffa e al ritorno di Sigfrido lo informa della falsa accusa. Il conte adirato condanna a morte la sposa difesa soltanto dal cuoco Drako, che cercherà di far emergere la verità e pagherà tale tentativo con la vita.
Per scampare alla pena Genoveffa fugge con il figlioletto nel bosco in attesa che il conte scopra le malefatte del consigliere primo ministro; così avviene: Golo viene condannato a morte da Sigfrido che parte alla ricerca dell’amata nascosta nel bosco. Ritrovata Genoveffa un grande corteo segue i due sposi di ritorno verso casa.