Una insana civiltà

Addomesticami continuava a ripetere l’archivio. Ma nessuno si prestava. Pirotecnie digitali insinuavano memorie defunte. Gli archivi, passione civile, languivano in scaffali di bit polverosi. Non c’era allegria. Conigli eccentrici suonavano canzoni di carta. Eppure non c’era passione. Rintocchi usurati scendevano da vecchi istituti. Certezze alterate succhiavano il sangue alle cose. Datemi un archivio e vi solleverò il mondo, ma il mondo preferisce strisciare. Tra numeri astratti, menzioni civili, immemore della sua stessa memoria. E il tempo, signore e padrone, galleggia tra specchi di spazio. Archivi di carta, monumenti imponenti ai presenti guardavano stanchi. Trasparenza, efficienza, perfino algoritimica democrazia. Un mondo strano, insano, quello dove le parole si inseguono senza costrutto. Dove il verbo si fa pesce piuttosto che carne.

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